Francia, dibattito tv tra Macron e Le Pen: faccia a faccia tra i candidati prima del ballottaggio per l’Eliseo

In Francia lo hanno già ribattezzato “match retour”: Marine Le Pen e Emmanuel Macron si sfidano per la seconda volta sulla scena televisiva per giocarsi l’Eliseo. Il primo dibattito, cinque anni fa, segnò la vittoria del leader di En Marche. Il secondo oggi, in un mondo e un’Europa completamente diversi e che guardano con attenzione a quello che succederà nelle urne il 24 aprile, può avere una grossa influenza sulla campagna elettorale.

L’esordio conferma il nervosismo di Le Pen: inizia prima ancora che le venga data la parola ed è costretta a fermarsi perché i giornalisti la introducano. Macron invece dà l’aria di improvvisare e cita una delle parole chiave attese dall’elettorato di sinistra, ovvero l’ecologia: “La nostra Francia sarà più forte se sapremo affrontare la questione ecologica e diventare una grande potenza ecologica del XXIesimo secolo”.

Potere d’acquisto – E’ stato il tema centrale di tutta la campagna elettorale di Marine Le Pen. E da qui è iniziato l’intervento della leader del Rassemblement National: “E’ il momento di restituire ai francesi i loro soldi”, ha detto. “Ho incontrato solo francesi che mi hanno parlato del loro potere d’acquisto e che non ce la facevano più”. Quindi ha fatto la promessa di “restituire” ai connazionali tra i 150 e i 200 euro al mese, attraverso varie misure elencate in diretta come la riduzione dell’Iva sull’energia (carburante, gas e gasolio). “Ho visto il vostro programma”, ha replicato provocatoriamente Macron. “Nelle vostre 22 misure non c’è neanche la parola disoccupazione. E’ un riconoscimento del lavoro fatto in questi cinque anni e la ringrazio. “In questi cinque anni, “il potere d’acquisto dei francesi è aumentato ma sono d’accordo con voi, con un aumento dei prezzi come quelli attuali, per alcune persone è difficile arrivare a fine mese. Nei miei oltre 600 spostamenti fatti in Francia in questi cinque anni ho osservato che per alcune persone arrivare alla fine del mese è difficile. E’ per questo che di fronte all’impennata dei prezzi dell’energia abbiamo deciso di mettere uno scudo tariffario che è molto più efficace del calo dell’Iva come avete suggerito”, ha detto. Perché “Sono i contribuenti che pagano il taglio dell’IVA”. E ha quindi accusato Le Pen: “Voi invece avete votato contro questo scudo energetico. Quando viene bloccato ci ritroviamo con dei costi problematici”, aggiunge. Macron illustrando il suo programma economico spiega che il salario minimo “sarà aumentato di 34 euro al mese, le pensioni medie saranno aumentate di 60 euro al mese”.

Le regole – Prima di iniziare sono state stabilite alcune regole che dovranno essere rispettate per tutto il dibattito. Innanzitutto la temperatura: i due candidati hanno accettato che sulla scena non ci siano più di 19 gradi, né troppo caldo né troppo freddo per evitare disagi e sudori. I temi sono stati sorteggiati a sorte: si parte con il potere d’acquisto e inizia Marine Le Pen. Macron potrà poi concludere. Due metri e mezzo è invece la misura esatta che deve separare Macron e Le Pen. Infine, la candidata del Front National è riuscita a ottenere che le inquadrature di chi non parla siano ridotte al minimo: proprio cinque anni fa, venne “beccata” mentre cercava tra gli appunti con fare agitato. E quell’immagine scolpì gli ultimi giorni di campagna elettorale.

I precedenti: dal debutto del 1974 alla débacle Le Pen nel 2017 – Il primo dibattito tra due candidati vide da una parte Valérie Giscard d’Estaing e dall’altra François Mitterand. Era il 1974 e fin dall’inizio si capì che il faccia a faccia è un dispiegamento di potere e una sfida che si gioca sulle parole, ma anche sulle immagini. L’unico a rifiutare il confronto fu Jacques Chirac nel 2002: arrivato, in un clima di choc, al secondo turno con il leader del Front National Jean Marie Le Pen, decise di non presentarsi sostenendo di non volersi prestare “alla banalizzazione dell’odio”. Era un’altra epoca e ancora poteva permettersi di sottrarsi al dibattito. Nel 2017, quando al ballottaggio arrivò la figlia Marine Le Pen, il confronto con Macron ci fu e fu una débacle per la leader dell’estrema destra: il leader di En Marche rappresentava la novità e riuscì a imporsi di fronte a una sfidante che mostrò attimi di confusione e l’incapacità di ribattere. Oggi lo scenario è ancora diverso.

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