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«Il Mundial ha rotto  le scatole». «Però quelli  erano campioni»


Caro Aldo,

tutto questo celebrare i 40 anni (non 25 né 50, date più consone alle celebrazioni) dal Mondiale di calcio dell’Italia, vuole far dimenticare che anche quest’anno gli azzurri non sono stati ammessi alle fasi finali del campionato. Che tristezza.

Vieri Wiechmann

Caro Vieri,

La sua mail mi ha fatto sorridere, anche perché coincide con lo spirito di altre che abbiamo ricevuto. In effetti noi italiani — e in particolare noi giornalisti italiani — abbiamo un po’ l’ossessione per gli anniversari, che hanno il pregio di ricordarci quando eravamo tutti più giovani. Inoltre, come osserva lei gentile signor Wiechmann, il fatto che per la seconda edizione di fila la Nazionale sia esclusa dai Mondiali ha contribuito a rinfocolare la nostalgia per quell’estate del 1982 in cui eravamo campioni del mondo. Certo, non fu solo un fatto sportivo: l’Italia cambiò umore, si lasciò alle spalle gli anni di piombo, riprese il gusto di uscire la sera, ritrovò il tricolore, l’inno e altri simboli di unità. Ma lo sport è prima di tutto un fatto tecnico. E la Spagna consacrò una generazione fortissima, che aveva già disputato un grande Mondiale quattro anni prima in Argentina, e agli Europei del 1980 era arrivata quarta senza perdere una partita. Per tutto il Mondiale dell’82 restarono in panchina, senza giocare un solo minuto, Pietro Vierchowod e Franco Baresi: due tra i difensori più forti nella storia del calcio. Per dire invece il livello degli attaccanti, Bearzot aspettò Bettega (infortunato) sino all’ultimo, schierò al suo posto Graziani, e quando Graziani si fece male inserì Altobelli, dopo aver lasciato a casa il capocannoniere Pruzzo; e non abbiamo citato Paolo Rossi. Ma non è tutto lì. Quelli erano campioni che avevano una storia, una sana estrazione popolare, una buona educazione, e il gusto di migliorarsi, anche leggendo García Márquez e ascoltando il jazz nella stanza di Bearzot. Per restare a quegli anni cambiando sport, nella serie tv «La squadra», dedicata alla vittoria della Davis nel 1976, si sentono Adriano Panatta dare interviste in un francese impeccabile, e Paolo Bertolucci in uno spagnolo fluente, oltre ovviamente all’inglese che è la lingua franca del tennis. Mentre Tonino Zugarelli, proprio come Bruno Conti, racconta un pezzo di Roma popolare e umana, che oggi ci manca molto.

LE ALTRE LETTERE DI OGGI

Storia

«Quando nel ’68 Guglielmi propose la gara fra atenei»

Caro Aldo, ho conosciuto e apprezzato Angelo Guglielmi ben prima del concorso di radio telecronista su suggerimento di Sergio Zavoli. Intervistato in occasione dei moti studenteschi alla Sapienza per la morte tragica di Paolo Rossi nel 1966, fui invitato a via del Babbuino insieme a Giorgio Tecce, presidente degli assistenti universitari (e qualche anno dopo consigliere di amministrazione Rai). Insieme fummo ricevuti a via del Babbuino e non senza grande sorpresa e smarrimento quasi sdegnoso, ci fu proposto da Guglielmi di realizzare alcune trasmissioni sullo stile di Campanile Sera, organizzate e promosse da un confronto tra i diversi atenei d’Italia. Naturalmente, inesperti ed ignoranti di televisione e delle sue trasmissioni ritenute comunque inadatte e inadeguate ad affrontare il grande subbuglio di contestazione fino ai tragici sviluppi degli anni successivi, ringraziammo comunque positivamente sorpresi dalla vivacità e curiosità culturale e politica di Guglielmi, lasciammo cadere del tutto la proposta di un possibile programma sull’università e sui moti studenteschi. Di Guglielmi, con il quale non ho mai direttamente lavorato e spesso mi è accaduto di esprimere giudizi critici, mi resta un ricordo molto vivo e grato, auspicando che la sua lezione possa proseguire con nuovi programmi e rinnovate letture critiche, e originali e sempre indipendenti, di cui la Rai attuale e forse anche l’intero mondo della comunicazione avrebbe bisogno.

Nuccio Fava Presidente Sezione Italiana Giornalisti Europei


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Vi proponiamo di mettere in comune esperienze e riflessioni. Condividere uno spazio in cui discutere senza che sia necessario alzare la voce per essere ascoltati. Continuare ad approfondire le grandi questioni del nostro tempo, e contaminarle con la vita. Raccontare come la storia e la cronaca incidano sulla nostra quotidianità. Ditelo al Corriere.





MARTEDI – IL CURRICULUM

Pubblichiamo la lettera con cui un giovane o un lavoratore già formato presenta le proprie competenze: le lingue straniere, l’innovazione tecnologica, il gusto del lavoro ben fatto, i mestieri d’arte; parlare cinese, inventare un’app, possedere una tecnica, suonare o aggiustare il violino

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MERCOLEDI – L’OFFERTA DI LAVORO

Diamo spazio a un’azienda, di qualsiasi campo, che fatica a trovare personale: interpreti, start-upper, saldatori, liutai. 

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GIOVEDI – L’INGIUSTIZIA

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